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DIRITTO DI ACCESSO

La tutela dell'ambiente prevale sul segreto industriale, ma il diritto di accesso è limitato

Il cittadino, che ai sensi dell’art. 3, comma 1, d.lgs. n. 195/05 chieda informazioni ambientali, ha diritto ad accedere ed a prendere visione (in generale non è consentito il diritto di estrarne copia) della sola documentazione tecnico-amministrativa, ivi compreso il progetto, che non presenti profili attinenti al segreto industriale opposto dal controinteressato.

(TAR Veneto, sez. III, sentenza n. 1335/16; depositata il 17 dicembre)

 

 

INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA

Investimento troppo rischioso per un cliente non professionale: la segnalazione di inadeguatezza non basta

É configurabile la responsabilità dell’intermediario finanziario che abbia dato corso ad un ordine, ancorché vincolante, ricevuto da un cliente non professionale, concernente un investimento particolarmente rischioso, dal momento che la professionalità del primo, su cui il secondo abbia ragionevolmente fatto affidamento in considerazione dello speciale rapporto contrattuale tra essi intercorrente, gli impone di valutare comunque l’adeguatezza di quell’operazione rispetto ai parametri di gestioni concordati, con facoltà di recedere dall’incarico per giusta causa, ai sensi degli artt. 1722, comma 1, n. 3, 1727, comma 1, c.c. e 24, comma 1, lett. d) del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (nel testo applicabile ratione temporis), qualora non ravvisi tale adeguatezza.

(Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza n. 1376/16; depositata il 26 gennaio)

 

 

DIRITTO DI DIFESA

Il pm non ha l'obbligo di produrre gli atti integrali

Il pubblico ministero può legittimamente selezionare gli atti da inviare al giudice per le indagini preliminari.

(Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza n. 3358/16; depositata il 26 gennaio)

 

 

MARCHI

Complesso o d'insieme? Per il marchio una distinzione fondamentale

Un marchio è complesso ove costituito da più elementi, dei quali ciascuno possieda capacità caratterizzante, anche se la forza distintiva dello stesso è affidata ad un elemento costituente il c.d. cuore del marchio. Al contrario, il marchio d’insieme è privo di un elemento caratterizzante ed è composto da più fattori costitutivi che, valutati singolarmente, sono privi di distintività, e la acquisiscono soltanto ove combinati tra loro.

(Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza n. 1275/16; depositata il 25 gennaio)

 

 

OMESSO VERSAMENTO IVA

Sotto la soglia di rilevanza penale il fatto non sussiste

Vi è interesse ad impugnare una sentenza di assoluzione pronunciata con la formula perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato, in ragione dei possibili pregiudizi extrapenali cui va incontro l’imputato. La soglia di punibilità penale dell’omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto va qualificata come elemento costitutivo del reato e non rappresenta una condizione obiettiva di punibilità.

(Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza n. 3098/16; depositata il 25 gennaio)

 

 

REATI AMBIENTALI

La Cassazione scarica le acque miste, prevalentemente urbane, dalla responsabilità penale

Gli scarichi del depuratore hanno la stessa natura dei reflui convogliati in esso, se questi sono qualificati come reflui misti, prevalentemente urbani e solo in parte industriali, non si applicano le disposizioni penali valevoli per gli scarichi industriali.

(Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza n. 1870/16; depositata il 19 gennaio)

 

 

SICUREZZA SUL LAVORO

Committente: quali responsabilità?

La designazione del coordinatore per l’esecuzione dei lavori non esonera il committente dalle responsabilità connesse alla verifica dell’adempimento degli obblighi posti in capo al primo.

(Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza n. 16/16; depositata il 5 gennaio)

 

 

REATI FISCALI

La Cassazione ancora sulla confisca per equivalente

La ratio della confisca per equivalente giace nell’impossibilità di porre in essere una confisca diretta della cosa che mostri un legame di derivazione qualificata con l’illecito contestato. La misura di cui all’art. 322 – ter c.p. ha natura sanzionatoria e tale caratteristica determina la sua obbligatorietà, anche nei casi di applicazione della pena su richiesta delle parti, ex art. 444 c.p.p., ed anche ove non sia stata oggetto dell’accordo.

(Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza n. 891/16; depositata il 13 gennaio)

 

 

REATI SOCIETARI

Per la Cassazione tornano le valutazioni nel falso in bilancio

Nell’attuale formulazione dell’art. 2621 c.c., il riferimento ai “fatti materiali” oggetto di falsa rappresentazione non esclude la rilevanza penale degli enunciati valutativi, anch’essi idonei ad assolvere una funzione informativa laddove intervengano in contesti che implichino l’accettazione di parametri di valutazione normativamente determinati o tecnicamente indiscussi.

(Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza n. 890/16; depositata il 12 gennaio)

 

 

REATI SOCIETARI

Niente soglia di punibilità per la dichiarazione fraudolenta realizzata con documenti per operazioni inesistenti

La fattispecie di cui all’art. 2 del d. lgs. n. 74/2000, ovvero l’ipotesi di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, non prevede alcuna soglia di punibilità.

(Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza n. 819/16; depositata il 12 gennaio)

 

 

OMESSO VERSAMENTO IVA

Ancora sulla scriminante della crisi di liquidità ... rilevanza degli accordi di ristrutturazione del debito e del concordato preventivo

Non può essere ascrivibile a forza maggiore la mancanza della provvista per effetto di una scelta di politica imprenditoriale, come quella di ricorrere ad un piano di risanamento dell’impresa di cui all’articolo 67, comma 3, lettera d), l. fall., perché l’istituto non rientra in un procedimento giudiziale o soggetto ad omologa, da parte del giudice, come invece avviene per il concordato preventivo, ma si risolve in un atto stragiudiziale non soggetto al controllo del giudice né nella fase di preparazione, né nella fase di esecuzione, consistendo in un atto unilaterale dell’imprenditore e quindi risolvendosi in una operazione strettamente ed interamente privatistica.

(Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza n. 1623/16; depositata il 18 gennaio)

 

 

REATI EDILIZI

L'omessa autorizzazione sismica configura un reato permanente

In tema di reati edilizi-urbanistici e di legislazione antisismica, le violazioni di omessa denuncia dei lavori e presentazione dei progetti e di inizio dei lavori, senza preventiva autorizzazione scritta dell'ufficio competente, hanno natura di reati permanenti, la cui consumazione si protrae sino a quando il responsabile non presenta la relativa denuncia con l'allegato progetto ovvero non termina l'intervento edilizio.

(Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza n. 1145/16; depositata il 14 gennaio)

 

 

INDAGINI PRELIMINARI

Carta bianca al giudice che respinge la richiesta di archiviazione

Può diversamente qualificare il fatto ex art. 409 c.p.p., purché non riguarda altri fatti di reato non già oggetto d’indagine o persone non già iscritte nel registro ex art. 335 c.p.p..

(Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza n. 3095/16; depositata il 22 gennaio)

 

 

DELITTI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Unica persona offesa dal reato di rilevazione di segreti d'ufficio è la PA

Nel reato di rilevazione ed utilizzazione di segreto d’ufficio, la persona offesa deve essere individuata esclusivamente nella P.A., essendo l’interesse tutelato rappresentato dal buon funzionamento dell’amministrazione attraverso il dovere di fedeltà del funzionario.

(Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza n. 3048/16; depositata il 22 gennaio)

 

 

INSOLVENZA FRAUDOLENTA

Quando l'assegno con data in bianco ... dissimula lo stato di insolvenza

In tema di insolvenza fraudolenta, la prova del preordinato proposito di non adempiere alla prestazione dovuta sin dalla stipula del contratto, può essere desunta anche dal pagamento effettuato con un assegno privo di data, ove si accerti che, già al momento della consegna del titolo, l’agente era insolvente e che aveva dissimulato tale stato al venditore.

(Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza n. 3012/16; depositata il 22 gennaio)

 

 

REATI TRIBUTARI

Al giudice cautelare non occorre più dell'accertamento induttivo

La sommarietà del cautelare consente un maggior margine di tolleranza al giudice penale: sono sufficienti gli accertamenti presuntivi per sequestrare. Non scampa al sequestro il socio “dedotto” amministratore di fatto, anche in assenza di atti di “confisca diretta” del patrimonio sociale della società che ha evaso le imposte.

(Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza n. 3547/16; depositata il 27 gennaio)

 

 

BANCAROTTA

Dolo specifico o dolo generico? Per la bancarotta fraudolenta, è questo il problema

La fattispecie prevista dall’art. 216 della l. fall., ha natura duplice, in relazione all’elemento soggettivo; esso è, infatti, specifico per quanto riguarda le condotte di sottrazione delle scritture contabili, mentre è generico, con riferimento alla tenuta irregolare delle medesime.

(Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza n. 3558/16; depositata il 27 gennaio)BANCAROTTA

Dolo specifico o dolo generico? Per la bancarotta fraudolenta, è questo il problema

La fattispecie prevista dall’art. 216 della l. fall., ha natura duplice, in relazione all’elemento soggettivo; esso è, infatti, specifico per quanto riguarda le condotte di sottrazione delle scritture contabili, mentre è generico, con riferimento alla tenuta irregolare delle medesime.

(Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza n. 3558/16; depositata il 27 gennaio)

 

 

CONFISCA PER EQUIVALENTE

Il provento del riciclaggio è trasformato in titoli: occorre tentare la confisca in forma specifica prima di procedere alla confisca per equivalente

 

Cass. Pen., Sez.VI, 17.07.15, n.31365/15 - Diritto & Giustizia

 

La trasformazione del provento del riciclaggio da denaro in titoli non osta alla sua natura, sicché è ammessa la confisca diretta dei titoli; tale modalità, peraltro, diventa doverosa prima di procedere alla confisca per equivalente.

 

 

SICUREZZA SUL LAVORO

Più titolari di una posizione di garanzia? Rispondono tutti per omessa prevenzione

 

Cass. Pen., Sez.IV, 10.07.15, n.29798 - Diritto & Giustizia

 

In tema di reati relativi alla sicurezza sul lavoro, qualora vi siano più titolari della posizione di garanzia, ciascuno è per intero destinatario dell'obbligo di tutela impostogli dalla legge, fin quando si esaurisce il rapporto che ha legittimato la costituzione della singola posizione di garanzia, per cui l'omessa applicazione di una cautela antinfortunistica è addebitabile ad ognuno dei titolari di tale posizione.

 

 

FINANZA

Lo scudo fiscale opera anche per le società se il dominus ha attuato la procedura di emersione

 

Cass. Pen., Sez.III, 07.07.15, n.28775 - Diritto & Giustizia

 

Gli effetti dello “scudo fiscale” possono riguardare, con riferimento alle società di persone o di capitali, anche i casi di ricorso a tale istituto da parte del dominus dell’ente stesso.

 

 

BANCAROTTA

Libri contabili appositamente confusionari: è bancarotta documentale

 

Cass. Pen., Sez.V, 18.06.15, n.25746 - Diritto & Giustizia

 

Per integrare il reato di bancarotta fraudolenta, è sufficiente la consapevolezza che la caotica e confusionaria tenuta delle scritture contabili renderà impossibile o potrà rendere impossibile la ricostruzione delle vicende patrimoniali della società dichiarata fallita.

 

 

CONFISCA

Le Sezioni unite sulla confisca del prezzo del reato nel caso di intervenuta prescrizione e sulla nozione di confisca “diretta” relativamente a somme di denaro

 

Cass. Pen., Sez. Un., 26.06.15 - www.penalecontemporaneo.it - (informazione provvisoria)

 

 

Il servizio novità della Corte Suprema di cassazione comunica che, in esito all'udienza pubblica del 26 giugno 2015, le Sezioni unite hanno affrontato le seguenti questioni:

 

1) Se, ed eventualmente con quali limiti, possa essere ordinata, ai sensi degli artt. 240, comma secondo, n. 1, e/o 322-ter cod. pen., la confisca diretta del prezzo o del profitto del reato nel caso in cui il processo si concluda con una sentenza dichiarativa di estinzione del reato per prescrizione;

2) Se, nel caso in cui il prezzo o il profitto derivante dal reato sia costituito da denaro, la confisca delle somme di cui il soggetto abbia la disponibilità debba essere qualificata come confisca per equivalente ovvero come confisca diretta e, ove si ritenga che si tratti di confisca diretta, se debba ricercarsi il nesso pertinenziale tra reato e denaro».

 

Secondo l'informazione provvisoria diffusa dalla Suprema Corte, ai quesiti è stata data le seguente soluzione:

1) Affermativa, se vi è stata una precedente pronuncia di condanna;

2) Si tratta in ogni caso di confisca diretta per la quale non è richiesto l'accertamento di un nesso di pertinenzialità».

 

La deliberazione è stata assunta sulle conclusioni conformi del Procuratore generale.

 

 

FALSO IN BILANCIO

La Cassazione e la nuova legge: il falso in bilancio più debole

Prima condanna azzerata per le norme che avrebbero dovuto rafforzare il reato

 

Cassazione Penale - www.penalecontemporaneo.it - Luigi Bagarella

 

Una sentenza della Cassazione, annullando ieri sera la condanna per bancarotta a 6 anni e 9 mesi dell’ex sondaggista di Berlusconi, Luigi Crespi, avverte in controluce che la nuova legge sul falso in bilancio, in vigore da appena 48 ore, non solo non sarà in grado di punire quasi più alcun serio caso di falso in bilancio, ma anche che sta già iniziando a falciare i processi in corso. Con il paradosso quindi che la nuova legge, rivendicata dal governo Renzi come ripristino della portata penale del reato depotenziato nel 2002 da Berlusconi, ha invece l’effetto pratico contrario di cancellare anche quel poco che era rimasto.

Tutta colpa di quattro parole - «ancorché oggetto di valutazioni» - che in marzo un emendamento governativo eliminò dall’iter di approvazione della norma, lasciando fuori dal perimetro di ciò che è reato i casi più frequenti e insidiosi di falso in bilancio: che ovviamente non sono quelli grossolani nei quali si comunica di avere ciò che palesemente non si ha, ma sono quelli raffinati nei quali si dichiara di possedere qualcosa stimato a un valore in realtà sballato se tarato correttamente alla luce del Codice civile, dei principi contabili nazionali elaborati dagli appositi organismi, e degli standard internazionali Ias/Ifrs. Magazzini, ammortamento dei crediti o stime immobiliari sono tipiche «valutazioni», alle quali persino la deprecata legge Berlusconi conservava almeno un minimo di punibilità se si scostavano dalla realtà per più del 10%.

 

Il problema era stato segnalato su queste colonne il primo aprile, prima dell’ultimo voto sulla nuova legge che ha rialzato la pena sino a 8 anni di carcere (la più alta d’Europa, meno solo degli Usa), eliminato le soglie quantitative (5% del risultato economico, 1% del patrimonio, 10% delle stime), introdotto la procedibilità d’ufficio anziché a querela, e incluso anche le holding di controllo e le società che raccolgono risparmio. Tutte cose ottime. Ma, nel contempo, un caso da manuale di diritto simbolico. Perché questo formidabile arsenale - si notava - sarebbe rimasto pressoché inutilizzato visto il buco nella condotta-reato descritta dalla legge. Veniva infatti approvato un testo che puniva chi, al fine di conseguire un ingiusto profitto, «consapevolmente» espone «fatti materiali non rispondenti al vero». Era qui che si scorgeva già il problema: rispetto al testo precedente la formulazione «fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero» perdeva infatti il successivo inciso «ancorché oggetto di valutazioni», che invece c’era nel residuo falso in bilancio dell’era Berlusconi (con soglia fissata al 10% delle stime). E appariva difficile sostenere che fosse una svista o una dimenticanza, giacché questo inciso c’è ancora nella norma che la relazione governativa asseriva di aver ripreso come dichiarato parametro (l’art. 2638 sul reato di ostacolo alle funzioni dell’autorità di vigilanza), e c’è ancora nei reati tributari della legge 74/2000.

Le segnalazioni caddero nel vuoto, in Parlamento nessuno argomentò né a favore né contro, la legge fu approvata così, e la sua entrata in vigore fissata a lunedì 15 giugno. Venerdì 12 giugno la Cassazione si trova a esaminare la condanna di Crespi per bancarotta del suo gruppo Hdc, dissesto cagionato in larga parte da moltissimi falsi in bilancio per valutazioni. Gli avvocati (Elia, Chiappero, Rossodivita e Sisto) fanno presente che fra 48 ore entra in vigore la nuova legge sul falso in bilancio, che a loro sembra non ammettere più le valutazioni tra gli elementi costitutivi del reato.

A questo punto la Cassazione rinvia da venerdì a ieri, e in serata esce con un verdetto che annulla senza rinvio, cioè definitivamente, i segmenti di bancarotta di Crespi riconducibili ai falsi in bilancio per valutazioni, mostrando con ciò di ritenere appunto che la nuova legge non le ricomprenda più nel perimetro di reato (e che dunque l’imputato non possa essere condannato né riprocessato per qualcosa che oggi non è più reato). Via i 6 anni e 9 mesi di Luigi Crespi, i 4 del fratello Ambrogio e i 3 della moglie Natascia. Passa in giudicato solo la piccola porzione di pena (da rideterminare in un nuovo Appello) che si regge su una residua imputazione di falso in bilancio per fatti materiali.La Cassazione e la nuova legge:

il falso in bilancio più debole

 

Una sentenza della Cassazione, annullando ieri sera la condanna per bancarotta a 6 anni e 9 mesi dell’ex sondaggista di Berlusconi, Luigi Crespi, avverte in controluce che la nuova legge sul falso in bilancio, in vigore da appena 48 ore, non solo non sarà in grado di punire quasi più alcun serio caso di falso in bilancio, ma anche che sta già iniziando a falciare i processi in corso. Con il paradosso quindi che la nuova legge, rivendicata dal governo Renzi come ripristino della portata penale del reato depotenziato nel 2002 da Berlusconi, ha invece l’effetto pratico contrario di cancellare anche quel poco che era rimasto.

Tutta colpa di quattro parole - «ancorché oggetto di valutazioni» - che in marzo un emendamento governativo eliminò dall’iter di approvazione della norma, lasciando fuori dal perimetro di ciò che è reato i casi più frequenti e insidiosi di falso in bilancio: che ovviamente non sono quelli grossolani nei quali si comunica di avere ciò che palesemente non si ha, ma sono quelli raffinati nei quali si dichiara di possedere qualcosa stimato a un valore in realtà sballato se tarato correttamente alla luce del Codice civile, dei principi contabili nazionali elaborati dagli appositi organismi, e degli standard internazionali Ias/Ifrs. Magazzini, ammortamento dei crediti o stime immobiliari sono tipiche «valutazioni», alle quali persino la deprecata legge Berlusconi conservava almeno un minimo di punibilità se si scostavano dalla realtà per più del 10%.

 

Il problema era stato segnalato su queste colonne il primo aprile, prima dell’ultimo voto sulla nuova legge che ha rialzato la pena sino a 8 anni di carcere (la più alta d’Europa, meno solo degli Usa), eliminato le soglie quantitative (5% del risultato economico, 1% del patrimonio, 10% delle stime), introdotto la procedibilità d’ufficio anziché a querela, e incluso anche le holding di controllo e le società che raccolgono risparmio. Tutte cose ottime. Ma, nel contempo, un caso da manuale di diritto simbolico. Perché questo formidabile arsenale - si notava - sarebbe rimasto pressoché inutilizzato visto il buco nella condotta-reato descritta dalla legge. Veniva infatti approvato un testo che puniva chi, al fine di conseguire un ingiusto profitto, «consapevolmente» espone «fatti materiali non rispondenti al vero». Era qui che si scorgeva già il problema: rispetto al testo precedente la formulazione «fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero» perdeva infatti il successivo inciso «ancorché oggetto di valutazioni», che invece c’era nel residuo falso in bilancio dell’era Berlusconi (con soglia fissata al 10% delle stime). E appariva difficile sostenere che fosse una svista o una dimenticanza, giacché questo inciso c’è ancora nella norma che la relazione governativa asseriva di aver ripreso come dichiarato parametro (l’art. 2638 sul reato di ostacolo alle funzioni dell’autorità di vigilanza), e c’è ancora nei reati tributari della legge 74/2000.

Le segnalazioni caddero nel vuoto, in Parlamento nessuno argomentò né a favore né contro, la legge fu approvata così, e la sua entrata in vigore fissata a lunedì 15 giugno. Venerdì 12 giugno la Cassazione si trova a esaminare la condanna di Crespi per bancarotta del suo gruppo Hdc, dissesto cagionato in larga parte da moltissimi falsi in bilancio per valutazioni. Gli avvocati (Elia, Chiappero, Rossodivita e Sisto) fanno presente che fra 48 ore entra in vigore la nuova legge sul falso in bilancio, che a loro sembra non ammettere più le valutazioni tra gli elementi costitutivi del reato.

A questo punto la Cassazione rinvia da venerdì a ieri, e in serata esce con un verdetto che annulla senza rinvio, cioè definitivamente, i segmenti di bancarotta di Crespi riconducibili ai falsi in bilancio per valutazioni, mostrando con ciò di ritenere appunto che la nuova legge non le ricomprenda più nel perimetro di reato (e che dunque l’imputato non possa essere condannato né riprocessato per qualcosa che oggi non è più reato). Via i 6 anni e 9 mesi di Luigi Crespi, i 4 del fratello Ambrogio e i 3 della moglie Natascia. Passa in giudicato solo la piccola porzione di pena (da rideterminare in un nuovo Appello) che si regge su una residua imputazione di falso in bilancio per fatti materiali.

 

 

SEQUESTRO

In tema di sequestro preventivo per equivalente di beni conferiti in trust

 

Cass. Pen., Sez. II, 16.04.15, n.15804 - www.giurisprudenzapenale.com

 

E’ legittimo il sequestro preventivo per equivalente di beni conferiti in trust dal disponente (nella specie indagato per reati di associazione a delinquere, per reati tributari, per bancarotta fraudolenta e riciclaggio), nell’ipotesi in cui emergano diversi elementi fattuali che rendano evidente la volontà meramente frodatoria (sotto il profilo della simulazione) di sottrarre i beni alla pretesa ablatoria dello Stato.

 

 

CORRUZIONE

Anticorruzione e' legge: sì definitivo della Camera al DDL

 

News - www.ansa.it

 

Il ddl anticorruzione approvato in via definitiva dalla Camera ha preso le mosse da un testo presentato oltre due anni fa da Pietro Grasso, unico atto da parlamentare prima di diventare presidente del Senato. Un testo in seguito rimaneggiato, anche per iniziativa del governo e del ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Sono per lo più frutto di emendamenti governativi, infatti, la riforma del falso in bilancio nella sua attuale versione, l'inasprimento delle pene per la corruzione, la previsione di una stretta collaborazione tra inquirenti e Autorità nazionale anticorruzione, il patteggiamento condizionato alla restituzione del maltolto.

Ecco le principali novità contenute nel testo.

 

- CORRUZIONE E PECULATO, PENE PIÙ SEVERE - Le pene per il reato di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio aumentano di 2 anni sia nel massimo, passando da 8 ai 10 anni; sia del minimo, da 4 a 6. Questo ha l'effetto di allungare i termini di prescrizione del reato. Riviste al rialzo anche le pene massime per peculato, corruzione per l' esercizio della funzione, corruzione in atti giudiziari.

- CONCUSSIONE NON SOLO PER PUBBLICO UFFICIALE - Il reato di concussione scatta non solo per il pubblico ufficiale, ma anche per l'incaricato di un pubblico servizio. La pena resta da 6 a 12 anni.

- PIÙ SCONTI DI PENA PER "COLLABORATORI" - Chi fornisce le prove o aiuta a individuare gli altri responsabili o il sequestro delle somme rischia una condanna ridotta da un terzo a due terzi.

- PATTEGGIAMENTO SOLO DOPO RESTITUZIONE MALTOLTO - Prevista la possibilità di ricorrere al patteggiamento solo nel caso in cui ci sia stato il versamento anticipato ed integrale del prezzo o del profitto del reato.

- RIPRISTINATO IL REATO DI FALSO IN BILANCIO - Il falso in bilancio, con cui spesso vengono costituiti 'fondi neri', torna ad essere reato. Ma non un reato di danno, bensì di pericolo: non si dovrà provare di aver alterato il mercato o di aver prodotto un danno alla società, come invece chiedevano FI e Ncd. Già il ddl Grasso prevedeva una riscrittura della disciplina in materia. Il testo ora approvato prevede una distinzione tra società quotate e non quotate. Chi falsifica il bilancio di società quotate in borsa, rischia da 3 a 8 anni di reclusione. Per le altre società, nel caso in cui "consapevolmente" si espongano "fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero" o li si omettano, la reclusione va da 1 a 5 anni: niente intercettazioni, dunque, previste per i reati con condanne sopra i 5 anni. Per le piccole società che da codice civile non possono fallire è prevista la procedibilità a querela di parte. I fatti di lieve entità sono puniti con il carcere da 6 mesi ai 3 anni; prevista, la non punibilità per particolare "tenuità del fatto". Per tutti i tipi di società salgono le sanzioni pecuniarie: i vertici rischiano di pagare dalle 200 alle 600 quote.

- ASSOCIAZIONE MAFIOSA, PENE PIÙ SEVERE - Per l'associazione mafiosa si arriva a 26 anni. Per coloro che fanno parte di un'associazione mafiosa formata da 3 o più persone la reclusione va da 10 a 15 anni (ora 7-12); da 12 a 18 (ora 9-14) per i promotori, gli organizzatori e coloro che dirigono l'associazione mafiosa; se l'associazione è armata, da 12 a 20 (ora 9- 15); per i boss, da 15 a 26 anni (ora 12 - 24).

- OBBLIGO PM INFORMARE AUTHORITY ANTICORRUZIONE - Il Pm che eserciti l'azione penale per i delitti contro la pubblica amministrazione, deve informare il presidente dell'Autorità Anticorruzione dando notizia dell'imputazione.

 

 

AMBIENTE

Approvato definitivamente dal Senato il ddl che introduce nuovi delitti contro l'ambiente (DDL n. 1345-B)

 

News - www.penalecontemporaneo.it

 

Confidando di potere ospitare al più presto sulle pagine della nostra Rivista un più ampio commento al testo della nuova normativa, segnaliamo da subito ai lettori che il Senato, nella seduta del 19 maggio 2015, ha approvato definitivamente il ddl n. 1345-B, recante disposizioni in materia di delitti contro l'ambiente (clicca qui per consultare il resoconto della seduta).

 

Il disegno di legge introduce nel codice penale, immediatamente dopo il tiolo VI dedicato ai delitti contro l'incolumità pubblica, un nuovo titolo VI-bis intitolato "Dei delitti contro l'ambiente".

 

Il nuovo titolo VI-bis comprende numerose nuove incriminazioni, tra le quali segnaliamo:

 

- il delitto di inquinamento ambientale (previsto dall'art. 452-bis) che punisce con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000 "chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili: a) delle acque o dell'aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; b) di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna";

 

- il delitto di morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale (previsto dall'art. 452-ter) che introduce un'ipotesi speciale di lesioni colpose e omicidio colposo quale conseguenza della condotta di inquinamento ambientale;

 

- il delitto di disastro ambientale (previsto dall'art. 452-quater) che punisce con la reclusione da cinque a quindici anni chiunque, al di fuori dei casi previsti dall'art. 434, "abusivamente cagiona un disastro ambientale".

 

La stessa norma precisa che "costituiscono disastro ambientale alternativamente: 1) l'alterazione irreversibile dell'equilibrio di un ecosistema; 2) l'alterazione dell'equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali; 3) l'offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l'estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo".

 

Per i fatti di inquinamento ambientale e disastro ambientale che sono previsti come delitti dolosi contro l'ambiente la nuova disciplina contempla anche la forma colposa. L'art. 452-quinquies (Delitti colposi contro l'ambiente) dispone che "se taluno dei fatti di cui agli articoli 452-bis e 452-quater è commesso per colpa, le pene previste dai medesimi articoli sono diminuite da un terzo a due terzi" e se dalla commissione di tali fatti "deriva il pericolo di inquinamento ambientale o di disastro ambientale le pene sono ulteriormente diminuite di un terzo". (Tommaso Trinchera)

 

Qui il testo del disegno di legge

 

 

 

TENUITA' DEL FATTO

Tenuità del fatto, il giudice acquisisce d'ufficio il fascicolo del Pm

 

Tribunale di Bari, Sez. II, 20 aprile 2015 - www.diritto24.ilsole24ore.com

 

Con una interessante sentenza il tribunale di Bari cerca di riparare, in via interpretativa, a quella che ritiene una vera e propria lacuna legislativa nella nuova disciplina relativa alla non punibilità per la «particolare tenuità del fatto»

 

 

 

AMBIENTE

Ambiente in genere.Il fatto di particolare tenuità e i reati ambientali

 

Dottrina 05 Maggio 2015 - Luigi Leghissa

La causa di non punibilità trova applicazione con riferimento a gran parte dei reati ambientali, riguardando, indifferentemente, i delitti e, considerato il limite di pena, tutte le contravvenzioni, cosicché pochissime ipotesi di reato restano escluse.

La causa di non punibilità troverà così applicazione anche alle contravvenzioni ambientali, normalmente integranti reati di pericolo astratto o presunto, ai fini di una tutela anticipata dell’interesse protetto dalla norma incriminatrice, come già precisato dalla Corte di Cassazione con riferimento, all’istituto previsto dall’art. 34 del D.lvo n. 274 del 2000 1.

In via generale, ripetendo quanto osservato da RAMACCI (in LEXAMBIENTE.it) si può escludere che una condotta meramente formale, quale l'avvio di un'attività senza autorizzazione, possa, per ciò solo, determinare un danno o un pericolo qualificabile come esiguo, quando, sempre a titolo di esempio, l'effettuazione di uno scarico o la gestione di rifiuti non avrebbe potuto essere autorizzata, ovvero quando questa abbia comunque determinato una compromissione non irrilevante del potere di controllo dell'amministrazione competente sulle attività potenzialmente inquinanti.

Analoghe conclusioni dovrebbero trarsi con riferimento all'inosservanza delle prescrizioni di un'autorizzazione quando, sempre per esempio, il mancato rispetto delle prescrizioni vanifichi anch'esso il controllo amministrativo da parte della pubblica amministrazione su aspetti significativi dell'attività medesima, quali la sicurezza, la salute, etc. Del resto, l'indicazione di specifiche prescrizioni nei titoli abilitativi, per attività quali la gestione dei rifiuti, lo scarico di reflui o le emissioni in atmosfera, consentono una più puntuale e specifica regolamentazione e sono il risultato di una valutazione complessiva e coordinata dell'impatto ambientale di un insediamento, finalizzata anche ad evitare le conseguenze del rilascio di agenti inquinanti.

Va poi osservato che dovrà anche tenersi presente come la esiguità del danno o del pericolo debba essere valutata sulla base di elementi oggettivamente apprezzabili e non anche attraverso una stima meramente soggettiva, considerando, in particolare, che la norma si riferisce a comportamenti tali da poter essere ritenuti penalmente rilevanti e, quindi, certamente collocabili tra quelli non inoffensivi, ma che però devono aver prodotto conseguenze minime, non degne di essere ulteriormente apprezzate in sede penale, perché, in definitiva, ciò che rileva è un fatto che si presenti come «oggettivamente e soggettivamente assai modesto», come affermato dalla Cassazione con riferimento all'art. 34 d.lgs. n. 274\2000.

E’ quindi necessaria una approfondita indagine e valutazione del singolo caso senza affrettate valutazione per lo “smaltimento” del fascicolo.2

L’applicazione della causa di non punibilità è esclusa quando si rileva la “abitualità” della condotta che sussiste anche nella ipotesi in cui l’autore abbia commesso più reati della stessa indole o condotte plurime o reiterate.

Così con riferimento ai reati ambientali opereranno le situazioni ostative di cui al terzo comma dell’art- 131 bis c.p., quando, ad esempio, all'interno di un insediamento industriale si accertino più violazioni che configurino reati della stessa indole - che non devono necessariamente riguardare violazioni della medesima disposizione di legge, ben potendo assumere rilevo anche condotte oggettivamente o soggettivamente omogenee (Cfr., tra le più recenti, Sez. 1, n. 44255 del 17/9/2014 (dep. 23/10/2014), Durdev, Rv. 260800; Sez. 1, n. 27906 del 15/4/2014 (dep. 26/6/2014), Stocco, Rv. 260500) – quali, ad esempio, più violazioni della disciplina dei rifiuti, violazioni di norme sull'inquinamento idrico e delle norme sui rischi da incidente rilevante etc.).

Analogamente, potranno essere apprezzate, quali condotte plurime o reiterate, la effettuazione di più attività di gestione illecita di rifiuti, ripetuti episodi di abbandono di rifiuti etc.

 

 

DANNO MORALE

La liquidazione del danno morale prescinde da quella del danno biologico

 

Cass 811/2015 - www.diritto24.ilsole24ore.com

 

La liquidazione del danno morale, da intendersi come turbamento dell'animo e sofferenza subita da un individuo per le lesioni fisiche riportate in un sinistro, è stata oggetto di una recentissima pronuncia della Suprema Corte di Cassazione la quale, con la sentenza n. 811/2015, ha definitivamente cristallizzato un principio innovativo secondo cui la liquidazione del danno morale prescinde da quella del danno biologico.

 

 

FINANZA

Cassazione, utilizzabile la lista 'Falciani'

 

News - www.diritto24.ilsole24ore.com

 

La cosiddetta lista 'Falciani' - dal nome di Hervè Falciani, il dipendente 'infedele della banca svizzera Hsbc che trafugò la lista dei clienti dell'istituto bancario per venderla al fisco francese - è utilizzabile nei processi fiscali contro i contribuenti italiani sospettati di aver evaso il fisco. Lo ha deciso la Cassazione, ordinanze 8605 e 8606 del 28 aprile 2015, accogliendo il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro la commissione tributaria di Milano che aveva deciso per il 'no' all'utilizzo della lista 'Falciani'.

 

Finora i giudici tributari avevano considerato l'elenco dei correntisti della filiale ginevrina della Hsbc, tra i quali ci sarebbero stati circa 7500 italiani, inutilizzabile perché trafugato illegalmente da Hervè Falciani. Invece, in base a quanto stabilito dalle ordinanze della Sesta sezione civile della Cassazione, "l'Amministrazione finanziaria, nella sua attività di accertamento della evasione fiscale può, in linea di principio, avvalersi di qualsiasi elemento con valore indiziario, con esclusione di quelli la cui inutilizzabilità discenda da una diposizione di legge o dal fatto di essere stati acquisiti dalla Amministrazione in violazione di un diritto del contribuente".

 

"Sono perciò utilizzabili - prosegue la massima di diritto pronunciata dalla Cassazione - nel contraddittorio con il contribuente, i dati bancari acquisiti dal dipendente infedele di un istituto bancario, senza che assuma rilievo l'eventuale reato commesso dal dipendente stesso e la violazione del diritto alla riservatezza dei dati bancari (che non gode di tutela nei confronti del fisco)". "Spetterà quindi al giudice di merito - conclude la massima stilata dalla Sezione tributaria della Suprema Corte - in caso di contestazioni fiscali mosse al contribuente, valutare se i dati in questione siano attendibili, anche attraverso il riscontro con le difese del contribuente".

P.S.: La lista 'Falciani' risale al periodo 2006-2007.

 

 

SICUREZZA SUL LAVORO

Sul ruolo del direttore dei lavori e del CSE in materia di SSL

 

Cass. Pen., Sez.Iv, n.4611, 30 gennaio 2015 - Puntosicuro.it

 

Il direttore dei lavori non assume automaticamente la responsabilità per la sicurezza sul lavoro e non può essere chiamato a rispondere dell'osservanza di norme antinfortunistiche se non è accertata una sua ingerenza nell'organizzazione.

 

Prende l’occasione la Corte di Cassazione con questa sentenza emanata a seguito di un ricorso avanzato dall’amministrazione unico nonché direttore dei lavori di una società committente di alcuni lavori relativi alla costruzione di un edificio da destinare alla produzione di componenti ed arredi, condannato per un infortunio occorso ad un lavoratore di una ditta appaltatrice, per fornire degli utili chiarimenti sia sul ruolo e sulle responsabilità del direttore dei lavori che sulle mansioni assegnate al coordinatore per la sicurezza nei cantieri temporanei o mobili.

Per quanto riguarda in particolare la figura del direttore dei lavori la suprema Corte, come già dalla stessa sostenuto in passato, ha affermato che la qualifica di direttore dei lavori non comporta automaticamente la responsabilità per la sicurezza sul lavoro, ben potendo l'incarico di direttore limitarsi alla sorveglianza tecnica attinente alla esecuzione del progetto. La stessa Corte ha inoltre chiarito che destinatari delle norme antinfortunistiche sono i datori di lavoro, i dirigenti e i preposti, mentre il direttore dei lavori per conto del committente è tenuto alla vigilanza dell'esecuzione fedele del capitolato di appalto nell'interesse del committente e non può essere chiamato a rispondere dell'osservanza di norme antinfortunistiche ove non sia accertata una sua ingerenza nell'organizzazione del cantiere. Ne consegue, quindi, ha proseguito la suprema Corte, che una diversa e più ampia estensione dei compiti del direttore dei lavori, comprensiva anche degli obblighi di prevenzione degli infortuni, deve essere rigorosamente provata, attraverso l'individuazione di comportamenti che possano testimoniare in modo inequivoco l'ingerenza nell'organizzazione del cantiere o l'esercizio di tali funzioni.